sabato 24 aprile 2010

LE LEGGI FONDAMENTALI DELLA STUPIDITA’ UMANA di Carlo M. Cipolla, Professore Emerito di storia Economica a Berkeley

I grandi personaggi carismatici/demagoghi

moltiplicano/attirano

gli stupidi

trasformandoli

da cittadini pacifici

in masse assatanate


Quando la maggior parte di una società

è stupida

allora la prevalenza del cretino

diventa

dominante ed

inguaribile




------------ FATTI ------------


1. gli stupidi danneggiano l'intera società

2. gli stupidi al potere fanno più danni degli altri

3. gli stupidi democratici usano le elezioni per mantenere alta la percentuale di stupidi al potere

4. gli stupidi sono più pericolosi dei banditi perché le persone ragionevoli possono capire la logica dei banditi

5. i ragionevoli sono vulnerabili dagli stupidi perché:

* generalmente vengono sorpresi dall'attacco

* non riescono ad organizzare una difesa razionale perché l'attacco non ha alcuna struttura razionale


------------ LEGGI ------------

Prima Legge


sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero degli individui stupidi in circolazione:


a) persone che reputiamo razionali ed intelligenti all’improvviso risultano essere stupide senza ombra di dubbio

b) giorno dopo giorno siamo condizionati in qualunque cosa che facciamo da gente stupida che invariabilmente compaiono nei luoghi meno opportuni.


E’ impossibile stabilire una percentuale, dato che qualsiasi numero sarà troppo piccolo.


Seconda Legge


La probabilità che una certa persona sia stupida é indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona, spesso ha l'aspetto innocuo/ingenuo e ciò fa abbassare la guardia.


Se studiamo la percentuale di stupidi fra i bidelli che puliscono le classi dopo che se ne sono andati alunni e maestri, scopriremo che è molto più alta di quello che pensavamo.

Potremmo supporre che è in relazione con il basso livello culturale o col fatto che le persone non stupide hanno maggiori opportunità di avere buoni lavori.

Però se analizziamo gli studenti ed i professori universitari (o i programmatori di software) la percentuale è esattamente la stessa.

Le femministe militanti potranno arrabbiarsi, ma la percentuale di stupidi è la stessa in ambo i sessi (o in tutti i sessi a seconda di come si considerano)

Non si può trovare nessuna differenza del fattore Y nelle razze, condizioni etniche, educazione, eccetera.


Terza Legge


Una persona stupida è chi causa un danno ad un altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita.


Quarta Legge


Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide.

Dimenticano costantemente che in qualsiasi momento, e in qualsiasi circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore.


Quinta Legge


La persona stupida é il tipo di persona più pericolosa che esista.


Questa è probabilmente la più comprensibile delle leggi per la conoscenza comune che la gente intelligente, per quanto possano essere ostili, sono prevedibili mentre gli stupidi non lo sono.



Corollario di base


Una persona stupida

è più pericolosa di

un bandito


ci conduce all’essenza della Teoria del Cipolla:


Esistono

quattro tipi di persone

in dipendenza del loro comportamento in una transazione:


1- Disgraziato / Sfortunato

chi con la sua azione tende a causare danno a sé stesso, ma crea anche vantaggio a qualcun altro


2- Intelligente

chi con la sua azione tende a creare vantaggio per sé stesso, ma crea anche vantaggio a qualcun altro


3- Bandito

chi con la sua azione tende a creare vantaggio per sé stesso, ma allo stesso tempo danneggia qualcun altro


4- Stupido

chi causa un danno ad un altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita


Il Professor Cipolla usa un diagramma come quello della figura 1:

L’asse delle X misura i vantaggi ottenuti dalle proprie azioni.
L’asse delle Y misura i vantaggi ottenuti da altri a causa delle proprie azioni.




Chiaramente:
le persone nel quadrante I sono Intelligenti,
le persone nel quadrante B sono i Banditi,
le persone nel quadrante D sono i Disgraziati o Sfortunati, e
le persone nel quadrante S sono gli Stupidi.

E’ anche abbastanza chiaro che a seconda della loro ubicazione in questa sistema le persone avranno un maggiore o minore grado di stupidità, intelligenza, banditismo, ecc. Si può sviluppare un’ampia varietà di combinazioni come i banditi intelligenti e i banditi stupidi, dipendendo dal rapporto beneficio/danno.
La quantità del danno dovrebbe misurarsi dal punto di vista della vittima e non del bandito, e ciò fa che la maggior parte dei ladri e criminali siano abbastanza stupidi.
Ognuno può utilizzare questo sistema per studiare la stupidità ed elaborare l’applicazione della Teoria del Cipolla in tutte le sue possibili varianti.



Ma la storia non finisce qui:


Se tracciamo una linea diagonale fra gli assi, vedremo che tutta la zona che si trova in alto a destra di questa linea corrisponde ad un miglioramento nel bilancio totale del sistema, mentre gli eventi e la persone dell’altro lato si associano ad un peggioramento.


Si possono effettuare una varietà di analisi interessanti studiando le variabili in ciascuno dei quadranti come Sd e Sb. Ib e Id, DS e Di, o in tanti subquadranti come uno desidera.


Per esempio la corda M nel lato inferiore destro della maglia delinea il bandito perfetto, uno che provoca esattamente tanto danno come a sua volta ne trae vantaggio. Ovviamente da ambo i lati della diagonale si trovano situazioni di banditi imperfetti.


Bi corrisponde ai banditi intelligenti e

Bs ai banditi stupidi.



In un mondo popolato esclusivamente da Banditi perfetti

il sistema rimarrebbe equilibrato;

i danni e i vantaggi si eliminano vicendevolmente.


Lo stesso effetto

si verificherebbe in

un mondo popolato esclusivamente da Sfortunati perfetti.



Teoricamente le persone intelligenti forniscono il maggior contributo alla società in senso generale.


Però, per quanto possa sembrare brutto, anche i banditi intelligenti contribuiscono ad un miglioramento nel bilancio della società provocando nel complesso più vantaggi che danni. Le persone sfortunate-intelligenti anche se perdono individualmente possono tenere effetti socialmente positivi.


Senza dubbio, quando la stupidità entra in scena, il danno è enormemente maggiore del beneficio a chicchessia. Ciò dimostra il punto originale: l’unico fattore più pericoloso in qualsiasi società umana è la stupidità.


Cipolla segnala che, intanto che il fattore Y è costante nel tempo, come nello spazio, una società in ascesa tiene un percentuale maggiore di gente intelligente, come una società in declino tiene un allarmante percentuale di banditi con una forte fattore di stupidità (subquadrante Bs) fra le persone al potere ed egualmente un allarmante percentuale di sfortunati (area D) fra quelli che non sono al potere.


Cipolla osserva inoltre che le persone intelligenti generalmente sanno di esserlo, i banditi anche sono consci della loro attitudine e anche le persone sfortunate hanno un forte sospetto che non tutto vada per il verso giusto.


Ma le persone stupide non sanno di essere stupide, e questa è una ragione in più che li rende estremamente pericolose.


E questo fa ritornare alla domanda originale e dolorosa: sono stupido? Ho superato vari test di coefficiente di intelligenza con buoni risultati. Sfortunatamente, so come funzionano questi test e che non dimostrano niente.


Varie persone mi hanno detto che sono intelligente. Però neanche questo dimostra niente. Queste persone possono essere forse molto considerate per dirmi la verità. O al contrario potrebbero star tentando di usare la mia stupidità per trarne vantaggio.


O potrebbero essere tanto stupidi quanto me.


Mi fermo con una piccola speranza: sono cosciente di quanto sono (o sono stato) stupido.


E questo indica che non sono completamente stupido.


Corollario di Livraghi alla

Prima Legge di Cipolla

In ognuno di noi c’è un fattore di stupidità,

che è sempre più grande di quanto supponiamo.



Uno dei meriti del saggio di Carlo Cipolla (come del libro di James Welles) è riconoscere il fatto che la stupidità di una persona “è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona”.

Questo è un punto fondamentale, che contraddice opinioni diffuse, ma è confermato da ogni attenta verifica sul tema. Non è solo o banalmente politically correct, ma è sostanzialmente vero, che nessuna categoria umana è più intelligente o più stupida di un’altra. Non c’è alcuna differenza nel livello o nella frequenza della stupidità per genere, sesso, razza, colore, etnia, cultura, livello scolastico eccetera. (L’ignoranza può essere influenzata dalla stupidità, e viceversa, ma non sono la stessa cosa – vedi a questo proposito Tre sorelle della stupidità).

C’è un criterio, della teoria di Cipolla, che ho adottato come metodo in alcune delle mie analisi. È definito in quella che lui chiama “terza (e aurea) legge”. «Una persona stupida è una persona che causa un danno a un’altra persona o gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno».

Un importante vantaggio di questo concetto è che evita l’arduo problema di definire “in teoria” che cosa sia la stupidità (o l’intelligenza) mentre ne valuta la rilevanza in relazione agli effetti pratici.

È evidente che, in base a questo criterio, si possono definire diverse categorie di comportamento. Ovviamente ai due estremi stanno le persone che realizzano un vantaggio per sé e per gli altri (perciò “intelligenti”) e all’altro quelle che danneggiano gli altri e anche se stesse (perciò “stupide”). È chiaro anche che ci sono almeno due categorie “intermedie”. Una che fa danno agli altri con vantaggio per sé (Cipolla li definisce“banditi”) e l’altra che fa un danno a sé con vantaggio per gli altri.

Per quest’ultima categoria, la definizione “sprovveduti” è discutibile. Può essere ragionevole fin che ci si limita alle valutazioni di costi e guadagni secondo i canoni dell’economia “classica”. Ma può essere sbagliata quando si tratta di persone che consapevolmente si sacrificano per il bene altrui – come vedremo poco più avanti.



una opinione interessante: Il potere della stupidità di Giancarlo Livraghi



La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice

recensione di Albani, P., L'Indice 1989, n. 2
Il libro di Cipolla, eminente storico dell'economia, studioso di fama internazionale del funzionamento dei sistemi economici prima della rivoluzione industriale, è un pamphlet pieno di umorismo, formato da due brevi saggi apparsi originariamente in inglese (a testimonianza del proverbiale senso dell' humour che contraddistingue il mondo anglosassone) nel 1973 e nel 1976 in edizioni riservate agli amici.
Il primo, intitolato "II ruolo delle spezie (e del pepe in particolare) nello sviluppo economico del Medioevo", è una divertente parodia del modo di fare storia sociale antica.In esso si narra, fra l'altro, di come Pietro l'Eremita, amante dei cibi pepati, sia stato mosso da uno scrupolo ben più ampio di quelio religioso nel promuovere la sua infelice crociata per liberare la Terra Santa dall'oppressione musulmana: in realtà, con quella spedizione, egli intendeva riaprire le vie di comunicazione con l'Oriente e rifornire l'Europa di pepe, forte afrodisiaco divenuto un bene ormai scarso in Occidente. O di come la Guerra dei Cento Anni sia scoppiata a causa del controllo delle zone viticole francesi, essendo il vino inglese notoriamente pessimo.
Nel secondo saggio, "Le leggi fondamentali della stupidità umana", Cipolla affronta un tema di grande interesse ed attualità, in tempi come i nostri segnati da rinnovate "debolezze" dell'intelligenza.
Considerato lo stupido "una persona che causa un danno ad un'altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita", l'autore, avvalendosi di un nutrito corredo di grafici e della consueta propensione alla scoperta di uniformità che muove la ricerca degli economisti, definisce alcune Leggi Fondamentali riguardanti la stupidità umana, da cui emerge la nostra sottovalutazione, da una parte, del numero di individui stupidi in giro per il mondo e, dall'altra, della loro pericolosità, e di come, inoltre, la probabilità d'essere stupidi risulti indipendente da qualsiasi altra caratteristica umana.

lunedì 4 gennaio 2010

consumo di suolo


da Eddyburg -- eddytoriale 135 (05 dicembre 2009) :

Come i frequentatori di eddyburg sanno in tutt’Europa il consumo di suolo è diventato, da diversi anni, un fenomeno da combattere e contenere. Domandiamoci ancora una volta perché, e cerchiamo di convincere molti a comprenderlo. Poi ragioneremo su ciò che si può fare.

La superficie del pianeta Terra, luogo dove vive la specie umana, è suscettibile di molte utilizzazioni. Serve per l’alimentazione degli uomini e degli animali che vi abitano; per assicurare, tramite la vegetazione, un’aria salubre che gli abitanti della terra possano respirare; per raccogliere e filtrare l’acqua piovana e ricostituire le riserve di un liquido decisivo anch’esso per la vita dell’uomo; per consentire la biodiversità delle specie e la rigenerazione dello spirito dell’uomo. E serve infine per ospitare quei manufatti che servono all’uomo per abitare, produrre, conservare i prodotti del suo lavoro, usufruire di tutti i servizi necessari per la vita individuale e sociale, per muoversi e per spostare i beni che gli servono. Dove il suolo ha quest’ultima utilizzazione esso viene sottratto alle altre possibilità: è reso sterile. Le funzioni e utilizzazioni legate alla naturalità vengono impedite: si manifesta un potenziale conflitto.

Per millenni questo conflitto non è emerso: il territorio reso artificiale (una crosta di cemento e asfalto) era una porzione molto ridotta del totale. Improvvisamente, il consumo di suolo per usi urbani è cresciuto a dismisura. Il confronto tra le carte tecniche negli ultimi sessant’anni ci dice che, grosso modo, in Italia quella crosta è aumentata da uno a dieci.

É un fenomeno che si è manifestato in molti paesi europei, con dimensioni a volte paragonabili a quelle italiane. La differenza tra l’Italia è gli altri stati è che da noi il fenomeno è più grave per la scarsità delle aree di pianura (dove si il consumo di suolo si concentra), che sono un quarto del totale, per la densità di testimonianze della storia e dell’arte, e per l’assoluta mancanza di iniziative: mancano perfino dati attendibili sulle dimensioni del consumo di suolo, se non per limitate parti del territorio. Mentre in Francia, Germania, Paesi Bassi, Gran Bretagna i governanti da anni hanno attivato politiche capaci di ridurre il fenomeno, in Italia non si fa nulla. Anzi, costruire nuove strade, nuove case, nuovi quartieri, incoraggiare la disseminazione di case e capannoni sul territorio è considerato un incentivo allo sviluppo: un fatto che si ritiene comunque positivo, indipendentemente dalla effettiva utilità di ciò che si costruisce.

Perciò cresce in Italia un vasto movimento che vuole spingere i governanti a lavorare per ridurre il consumo di suolo a ciò che è strettamente necessario. Il movimento è nato quando dal sito eddyburg.it è emersa una denuncia del fenomeno, un’analisi delle iniziative promosse da altri stati e una proposta legislativa. Un piccolo comune della periferia milanese, Cassinetta di Lugagnano, ha approvato negli stessi anni un piano regolatore “a consumo di suolo zero”, che è diventato un esempio significativo di ciò che si può fare. Su queste basi si è sviluppato un movimento popolare “Stop al consumo di territorio”, che ha già raccolto le adesioni di centinaia di comitati e gruppi di cittadini.

Combattere il consumo di suolo significa forse ridurre l’attività delle costruzioni? Tutt’altro. Esistono in tutte le città d’Italia grandi spazi vuoti, già urbanizzati, occupati da attività dismesse (come i grandi complessi militari e molte installazioni industriali obsolete), oppure da edilizia degradata spesso abusiva, che meritano di essere profondamente ristrutturate e rese più vivibili, oppure “aree di sviluppo industriale” asfaltate e inutilizzate. Sono aree “in attesa di speculazione”: potrebbero essere utilizzate invece per l’edilizia a basso costo, per i servizi e il verde essenziali per rendere le città migliori e più facile la vita, per ospitare le nuove attività economiche necessarie. Basterebbe quella determinata volontà politica che in altri paesi si è manifestata, e le leggi necessarie per privilegiare, nella gestione delle città, l’interesse della maggioranza dei cittadini su quello di chi vuole arricchirsi a spese della collettività.

Il consumo di suolo non preoccupa solo ambientalisti coerenti e urbanisti militanti, né solo chi vuole restituire salute e bellezza al territorio e ai suoi abitanti. Anche gli operatori più legati al territorio e alle sue qualità (naturali, paesaggistiche, storiche, artistiche) cominciano ad avvertire la gravità del trend sguaiatamente edificatorio che minaccia quelle qualità. É il caso recente dell’Agriturist, l’associazione degli operatori dell’agriturismo aderente alla Confagricoltura, il sindacato padronale degli agricoltori. Il convegno organizzato quest’anno nell’ambito del suo 7° Forum è stato dedicato all’argomento, e due delle relazioni si sono interrogate suelle conseguenze e le ragioni della morte del paesaggio italiano e su ciò che si può fare per evitare che la città cancelli la campagna. Il rischio è grande. Il geografo Massimo Quaini, che ha sviluppato il primo dei due temi suddetti, ha rilevato come gli effetti della globalizzazione capitalistica, aumentando a dismisura gli effetti della fase industrialista, stia cancellando i tratti del paesaggio costruito dall’applicazione saggia del lavoro dell’uomo alla natura, senza sostituire – come era successo nelle precedenti epoche – qualità comparabili a quelle distrutte. Il sottoscritto, invitato in quanto urbanista, ha affrontato il problema dal punto di vista della città e dei suoi abitanti, i quali sono anch’essi penalizzati dalla trasformazione dei paesaggi rurali nella “repellente crosta di cemento e asfalto” (per adoperare l’efficace espressione di Antonio Cederna) che sta seppellendo la campagna e il patrimonio naturale e storico che essa costituisce.

L’edificazione diffusa sul territorio - lo sprawl – che è l’aspetto principale del consumo di suolo, causa a sua volta (come l’Unione europea non si stanca di denunciare) gravissimi sprechi. Essa infatti rende obbligatorio l’impiego quotidiano dell’automobile, provoca un aumento parossistico del traffico, dei consumi energetici, della proliferazione di strade che a loro volta aumentano il consumo di suolo, aggrava l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, incide negativamente sui redditi e sull’impiego del tempo delle persone, riduce la coesione sociale, sopprime le produzioni agricole nelle aree più fertili, cancella la bellezza e la salubrità delle campagne. (Si vedano in proposito i rapporti 4/2006, 6/2006 e 10/2006 dell’ European Environment Agency, organo specializzato dell’Unione europea).

Non occorre soltanto difendere la campagna da un’espansione urbana irragionevole, priva di motivazioni socialmente rilevanti, dovuta solo alla confluenza della miopia dei pubblici amministratori e alla pressione degli interessi privati. La gigantesca espansione delle nostre città avvenuta nell’ultimo mezzo secolo (si calcola che in Italia il 90% delle aree attualmente urbanizzate sia stato realizzato dopo la fine della guerra) è stata guidata più dalla speculazione che da una corretta pianificazione urbanistica. Dalle vastissime periferie della maggior parte delle nostre città il verde è stato cancellato; adesso il processo prosegue cacciando l’agricoltura e degradando i poaesaggi anche al di là dei confini della città, oggi non più riconoscibili.

L’uomo non può vivere in modo adeguato se si taglia ogni possibilità di rapporti quotidiana con la natura. I grandi parchi urbani che la storia ci ha lasciato, quelli creati delle amministrazioni che hanno pianificato la città in modo ragionevole, i cunei di campagna che piani regolatori intelligenti hanno saputo inserire tra i quartieri urbani, non solo devono essere difesi contro ogni tentativo di cementificazione, ma devono costituire il modello da riprendere e sviluppare oggi. É necessario, ed è possibile. Come? Ne riparleremo.

Il testo riprende due articoli che sono stati messi online sul sito Tiscali il 25 novembre e il 3 dicembre.

lunedì 23 marzo 2009

2009 03 20 - inquinamento dell'aria dovuto a combustione in impianti di produzione energia ed industrie di trasformazione- Savona seconda in Italia!

The EMEP Centre on Emission Inventories and Projections (CEIP) hosted by the Umweltbundesamt, the Austrian Environment Agency



Poichè non vedo grandi industrie di trasformazione in provincia di Savona, mi pare evidente che il contributo all'inquinamento gassoso nei cieli savonesi sia dovuto a Tirreno Power che è l'unico insediamento di produzione energia in provincia.
Per chi volesse approfondire
http://www.ceip.at/


tabella riassuntiva con tutti i tipi di inquinanti e tutte le categorie:




NOx ed SOx dovuto a tutte le categorie:






martedì 30 dicembre 2008

Emergenza, ignoranza, cattivi lavori: di chi la colpa?


guardando la foto pubblicata da "la stampa" appare evidente che i pompieri stanno svuotando una piscina artificiale riempitasi perchè non ci sono sbocchi sufficienti che scarichino l'acqua. La grande assurdità è che basta attraversare il marciapiedi, un metro e mezzo, per poter far defluire l'acqua in mare. Ed allora chi è la mente criminale, il progettista, chi ha approvato il progetto, chi l'ha realizzato, che non ha fatto scarichi adeguati, magari esagerati, tanto sono lunghi solo 1,5 metri! Ormai sembra che la conoscenza dell'idraulica e degli effetti delle piogge non appartengano più alla nostra cultura!